Se mi soffermo sul concetto  di P.R. Sarkar che dovremmo “considerare l’intera società umana come un’unica società“, come un’unica famiglia, certo il dolore nel vedere fratelli e sorelle, accomunati dalle medesime necessità ma divisi da barriere a volte impalpabili, evanescenti, dell’immaginario, che si massacrano è profondo e ci si stringe il cuore. Questo nei conflitti creati dagli uomini, nelle migrazioni forzate da condizioni naturali, e spesso indotte .
Nel terzo millennio, la decadenza della civiltà che per oltre 2000 anni ha sorretto l’evoluzione umana, sembra essere giunta al capolinea.
Infatti l’apertura delle frontiere, l’universalità delle necessità umane, dovrebbe accomunare gli sforzi per lo sviluppo umano integrale. Ma ci sono ancora forze brute, interessi privati o societari e nazionali che hanno sospinto i propri tentacoli ad ammorbare l’intero pianeta, in una morsa feroce e disumana, per il predominio. Dimenticando che la cooperazione, potente viatico dell’umana natura, potrebbe garantire una pacifica convivenza delle diverse espressioni culturali, oltre la visione imperialistica.
Ho accettato il fatto che ogni essere umano, non solo, ogni essere vivente, fa parte della mia grande famiglia: persone cresciute con gli ideali e principi del confucianesimo in Cina, dei principi Zen in Giappone, del buddismo in Asia, delle tradizioni ancestrali Maya, delle religioni naturali africane, delle tradizioni dei paesi freddi e caldissimi, del continente australiano, delle diverse espressioni dei paesi europei, ecc.
Non posso dimenticare che la flora, la fauna e l’ambiente da preservare in ogni dove, sono parte integrante della mia esistenza e a differenza della concezione tradizionale, non sono risorse a disposizione indiscriminata degli esseri umani. Abbiamo una grossa responsabilità nei loro confronti, e le ragioni le sappiamo: il loro valore ‘esistenziale’ nel ciclo biologico.
L’unità nella diversità è il regalo più prezioso che la natura ci offre. Seppure la diversità sia proprio una legge di natura, ebbene dall’altra vi è implacabile la spinta all’evoluzione perenne verso un indefinito futuro di maggiore perfezione individuale e coesione sociale. A cui certamente non si scappa anche se a questa evoluzione perveniamo attraverso le Forche Caudine del sacrificio, dei conflitti, delle lotte intestine… Ma il progresso è inarrestabile.
Una battaglia di civilizzazione in perenne svolgimento, lo è sempre stato, continuerà ad esserlo anche in futuro, ma vorremmo sempre con maggiore maturità.
“La lotta è l’essenza della vita”, recitava una paragrafo di P.R. Sarkar. Non certamente la violenza, che è tutt’altra cosa.
E l’altra: “E’ necessario avere una corretta filosofia di vita” che serva da protezione allo sviluppo umano, da linea guida per il comportamento individuale e sociale. Altrimenti è a rischio la tenuta stessa della società e questo mette la sua intera esistenza in pericolo.
Ognuno di noi, percorrendo la strada dell’emancipazione e della coesione sociale, è costretto dal profondo richiamo del Grande, a trasformarsi. Qualcun altro trascinato a fondo dalle perverse trame del destino e delle circostanze va agli antipodi, nelle infernali morse della sofferenza e dell’oblio.  Sono anche queste delle vittime.
Alla fine dopo un breve percorso sul treno comune dell’esistenza, qualcuno scende e qualcun altro sale. Apprezziamo ciò che ci è stato dato e quello che abbiamo potuto dare nell’attimo fuggente di una parola, e proseguiamo il viaggio. Ricordando coloro che ci hanno preceduto, perché noi siamo il frutto di chi è passato, dei grandi inventori e inventrici che ci hanno sospinto in avanti, dei saggi che hanno indicato la strada, di tutti coloro che hanno fatto sacrifici indicibili, di coloro che hanno sacrificato la propria esistenza per il progresso umano.
Non possiamo dimenticare nessuno.
Queste Vittime Innocenti

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